Operando nel settore delle digital humanities ci capita spesso di collaborare con docenti, ricercatori, studenti universitari. In questo caso abbiamo risposto alle domande di Anna Rizzuti, giovane operatrice del settore culturale e laureanda in Storia dell’Arte che sta affrontando per la sua tesi il tema del Festino.
Vogliamo quindi inaugurare questo spazio di riflessione sul nostro sito con le risposte che le abbiamo fornito, perché, abbiamo pensato, le sue ottime domande potrebbero corrispondere alla curiosità di un vasto pubblico di persone appassionate al mondo della valorizzazione dei beni culturali e di addetti ai lavori, e chiarire come Odd Agency si è approcciata alla produzione degli ultimi due Festini e in generale alla progettazione delle cerimonie pubbliche.
1. Qual è stato esattamente il ruolo di ODD Agency negli ultimi Festini di Santa Rosalia? Potete descrivere in che modo siete intervenuti sul progetto e quali ambiti avete seguito direttamente?
Abbiamo co-prodotto con Balich Wonder Studio il 400° Festino e co-prodotto con Terzo Millennio progetti artistici il 400°+1, del quale abbiamo curato anche la Direzione Artistica.
2. Quando e come è nata la collaborazione tra ODD Agency e gli organizzatori del Festino e quali obiettivi vi sono stati affidati?
Avevamo già lavorato come produttori di contenuti in precedenti edizioni. In occasione del 400° Festino abbiamo chiesto a Balich Wonder Studio, uno dei principali gruppi dedicati alla produzione di eventi a livello internazionale, con il quale avevamo già lavorato in passato in eventi fuori dalla Sicilia, se fossero interessati a presentare una proposta creativa al Comune di Palermo.
Loro lo hanno fatto e la proposta è stata accolta dal Comune. Noi abbiamo quindi co-prodotto con BWS l’intero Festino partecipando e curando ogni aspetto, dalla produzione dei tre carri alla gestione di artisti e maestranze, dalla gestione della tecnica alla produzione dei contenuti.
Nel caso del 400°+1 oltre a tutti gli aspetti produttivi abbiamo ideato e curato anche la direzione artistica dell’intero evento. In questo caso però la produzione del carro è stata affidata dal Comune ad un’altra società, esulando quindi dai nostri compiti. Poiché non amiamo sederci sugli allori abbiamo comunque voluto progettare e realizzare La Nave dei Folli, il carro-teatro che ha affiancato il carro trionfale lungo il percorso.
3. Quali sono stati gli elementi iconografici o simbolici del Festino che avete scelto di valorizzare nel progetto? Avete seguito una narrazione specifica o una “linea concettuale” durante lo sviluppo del materiale visivo e comunicativo?
Abbiamo voluto centrare il 401°+1 Festino su due coppie concettuali. Vita e Morte ed Effimero ed Eterno, legando ognuno di questi ad una delle classiche “tappe” del Festino. E sul dialogo fra la città, rappresentata dal carro dei folli e con la voce di Simona Malato, e le personificazioni di questi temi. Questa esigenza nasce da una riflessione precisa, la volontà di non limitarsi al racconto della vita e dei miracoli di Santa Rosalia, bensì dei temi che escono prepotentemente fuori dallo studio di quattrocento anni di Festino, cercando di trovare ciò che di universale sta dentro un racconto fortemente locale ed identitario del rapporto fra Palermo e il suo simbolo.
Ognuna di queste tappe e quindi di questi temi era anche legato, iconograficamente, ad una o più opere dell’ingegno artistico palermitano. Il Trionfo della Morte per Palazzo Reale, l’Albero della Vita in Cattedrale (in questo caso abbiamo collaborato con una dottoranda del Dipartimento di Architettura), la tradizione delle architetture effimere ai Quattro Canti, La notte dell’Ascensione di Kiyohara Tama a Porta Felice.
Oltre alle tappe classiche abbiamo voluto inserire una tappa “contemporanea” e sperimentale, quella del Genio a Palazzo Riso, dove l’arte di Francesco De Grandi ha dialogato con la musica di Giulia Tagliavia.
4. Quali strategie e attenzioni ritenete fondamentali per comunicare il Festino di Santa Rosalia nel panorama culturale contemporaneo, senza perdere il legame con la tradizione?
Il Festino ha un potenziale comunicativo ed esperienziale gigantesco. Ce ne siamo accorti, ad esempio, collaborando con BWS. I tanti professionisti accorsi da tutto il mondo ad organizzare il 400° Festino, nonostante la grande professionalità e l’esperienza maturata nell’organizzazioni di cerimonie gigantesche come quelle olimpiche o il bicentenario del Messico, sono rimasti stupiti dalla partecipazione popolare e dalla carica emozionale del Festino. Un valore che non è difficile trasferire all’esterno come dimostrano le vittorie ai Bea Awards sia nel 2024 che nel 2025. Nel Festino convivono la festa popolare e il grande evento spettacolare, una caratteristica sempre più difficile da trovare nelle celebrazioni in giro per il mondo. Sulla tradizione ti rispondo più avanti.
5. Quali feedback avete ricevuto da parte della comunità, delle istituzioni o del pubblico e in che modo valutate l’impatto del vostro progetto sulla percezione della festa?
Quando si parla di percezione del Festino occorre fare una premessa. Il Festino è da sempre, e ancora di più da quando esistono i social, una sorta di Sanremo locale. Ed è per altro uno dei suoi punti di forza, il divenire un oggetto di discussione per e nella città, in cui ciascuno si sente in dovere di dire perché c’è stato o perché ha preferito non andarci, cosa ha amato e cosa proprio no, in cosa era meglio e in cosa peggio degli altri Festini vissuti.
Il suo essere festa civica inoltre lo espone, anche qui a mio avviso giustamente, ad un giudizio di tipo politico, che spesso esula dalle performance artistiche e dalle soluzioni tecniche messe in campo. Il momento protocollare del sindaco ai Quattro Canti può divenire centrale nella narrazione giornalistica del giorno dopo a prescindere dal resto del Festino.
È quindi difficile individuare un unico sentimento popolare; tuttavia, dalle interviste a chi vi aveva preso parte, realizzate dalle televisioni locali e nazionali, emerge come il giudizio sul 400°+1 Festino fosse complessivamente positivo.
Di certo sia il 400° che il 400°+1 Festino hanno in qualche modo una certificazione internazionale della qualità della manifestazione, data dalla vittoria dei Best Event Awards nelle categorie Evento Culturale e Celebrazione.
Una vittoria ancora più importante se si pensa che competitor di categoria erano il Giubileo, Grace for The World (evento svoltosi nel colonnato di San Pietro alla presenza del papa con Andrea Bocelli, Pharrel Williams e uno spettacolo con oltre 3000 droni), gli eventi del padiglione italiano all’Expo di Osaka, il tour mondiale dell’Amerigo Vespucci. Tutti eventi con budget e risonanza ben diversi dal Festino.
In questo senso credo che l’impatto di Odd sul festino sia stato rilevante e, permettimi. decisivo. Senza tralasciare che per la prima volta dopo decenni siamo anche riusciti a far varcare Porta Felice al carro a mezzanotte in punto.
6. Avete raccolto dei dati (es. partecipazione, copertura media) che dimostrino l’efficacia della vostra strategia?
La copertura media è stata sicuramente superiore al passato. Il 400° Festino è stato raccontato su uno speciale di Real Time ed entrambi i Festini hanno avuto una copertura non solo locale ma anche nazionale (Tg1, Tg5, diretta live su digitale terrestre).
Il 400° ha visto un record di partecipazione di pubblico che ha messo a dura prova le misure di sicurezza, la sensazione anche delle forze dell’ordine era una presenza di oltre 400.000 persone.
Nel 2025 nei giorni a ridosso della notte del 14 luglio, oltre l’80% delle strutture alberghiere cittadine è stato occupato con una spesa giornaliera per turista che si è attestata intorno ai 128 euro toccando punte oltre i 150 euro nei segmenti di fascia alta. Confermando l’assunto che per ogni euro speso in eventi ne ritornano fra tre e sei in termini di indotto.
7. In che modo il vostro progetto ha cercato di coinvolgere la comunità locale? Ci sono state azioni o momenti pensati specificamente per favorire la partecipazione?
Il Festino ha un grande problema di fruizione. E’ uno spettacolo gigantesco performato però in luoghi che non sono fatti per accogliere lo spettacolo dal vivo e, soprattutto, non sono stati pensati per accogliere il numero di persone che si riversa per strada ogni 14 luglio.
A partire dagli anni Novanta, quando la spettacolarizzazione del Festino ha causato un aumento esponenziale del volume di spettatori, si è cercato di ovviare proponendo, spesso, spettacoli acrobatici ed aerei.
Una soluzione che però è resa sempre più complicata dall’inasprimento delle misure di pubblico spettacolo dopo i tragici fatti di Piazza San Carlo a Torino nel 2017 e di Corinaldo.
Il risultato è stato però, soprattutto negli ultimi anni, che lo spettacolo si è spesso ridotto a mera recitazione o esibizione coreutica o canora, senza il supporto tecnico necessario a rendere possibile che questa fosse fruita da tutti i palermitani.
Per molti il festino è l’unico momento all’anno di fruizione culturale e spesso negli ultimi anni questo momento è stato rovinato da una inintelligibilità e invisibilità di testi, parole, performer.
Per questo sin dal primo momento abbiamo messo al centro della nostra progettazione il presupposto di mettere lo spettacolo a disposizione di tutti. Lo abbiamo fatto immaginando il carro-teatro che elevasse attori e performer e permettesse di osservarli al pubblico disposto lungo tutto il percorso.
Ma soprattutto attuando una sorta di live mixed reality. Ovvero inglobando Vincenzo Pirrotta e Isabella Ragonese nel projection mapping e facendoli dialogare con Simona Malato sul carro-teatro.
Questo ha permesso (insieme ad un’attenzione maniacale alla progettazione dei sistemi audio) a tutti di fruire delle parole, dei gesti, della mimica e delle musiche, un’attenzione confermata dalle reazioni del pubblico ai momenti cruciali dei due dialoghi (con ben tre applausi a scena aperta in cattedrale).
Ma ha anche rafforzato il concept del racconto, smaterializzando i personaggi concettuali (la vita, la morte) nel loro dialogo con la carnalità della città, e mettendo a nudo quella commistione fra digitale e analogico che è da sempre una cifra di Odd Agency.
8. Quali canali di comunicazione avete privilegiato (social, eventi, media tradizionali…) e perché?
La comunicazione ufficiale del Festino rimane appannaggio del Comune di Palermo e non rientra nell’affidamento relativo alla direzione artistica e produzione. Abbiamo quindi collaborato con il Comune in tutte le strategie di comunicazione ma non ne siamo stati artefici in prima persona.
9. C’è qualcosa che non avete potuto fare ma che avreste voluto sperimentare? Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate durante il progetto?
Ovviamente sì. La difficoltà principale, come in tutti gli eventi, è quella di far combaciare visione artistica e sforzo produttivo. In poche persone si concentra lo sforzo immaginifico teso a costruire uno spettacolo grandioso e la necessità di contenere queste visioni all’interno delle strette maglie di un rigido business plan.
Un secondo elemento di difficoltà risiede nel Festino come consuetudine. Molte delle maestranze palermitane, ad ogni livello, hanno lavorato a più edizioni del Festino. Questo ingenera, in molti, la tendenza a rifugiarsi nella consuetudine, e il “si è sempre fatto così” può diventare un ostacolo all’innovazione.
Per fortuna sia la partecipazione di una realtà internazionale come BWS nel 400° Festino, sia la nostra naturale propensione ad inserire elementi di innovazione nella progettazione che, infine, la decisione di coinvolgere nel 401°+1 realtà dell’industria culturale cittadina giovani ma con grande esperienza anche a livello internazionale, ci ha permesso di superare anche questa apparente barriera.
Infine servirebbe sicuramente dare più tempo alla produzione evitando affidamenti tardivi (anche se negli ultimi anni si è cominciato a ragionare in tal senso) e aumentare il dialogo con gli enti (Questura, Prefettura) deputati al mantenimento dell’ordine pubblico per trovare migliori compromessi fra le esigenze dello spettacolo e le giuste misure di sicurezza.
10. Nonostante il grande successo delle ultime edizioni del Festino, esistono delle critiche legate alla tradizione e alle aspettative della comunità che lamentano una eccessiva spettacolarizzazione e perdita di sacralità di quest’ultimo. In che modo le avete affrontate? Secondo voi, l’uso dei nuovi media e delle innovazioni tecnologiche può a lungo andare alimentare questo rischio e finire per sostituire l’aspetto “tradizionale” del Festino? Come evitarlo senza rinunciare alla novità?
Sul Festino, come in generale sul concetto di tradizione, gravita un grande equivoco. Gli aspetti tradizionali e fondamentali del Festino sono essenzialmente questi:
– Il Festino è una festa in primo luogo civica. L’aspetto religioso e strettamente devozionale è da sempre demandato alla processione della Vara che avviene il giorno dopo (il 15 luglio).
– Il Festino è una festa barocca. Basa la sua ragion d’essere sull’esagerazione. Ogni festino deve essere più ricco ed esagerato del precedente. Ogni tappa deve costituire un crescendo verso un’apoteosi finale (a lungo costituita dai giochi pirotecnici).
– Il Festino è una palestra nella quale si misurano, da secoli, artisti, architetti, registi. Quella che oggi chiameremmo industria culturale (non solo) palermitana. Da Mariano Smiriglio a Paolo Amato, Nicolò e Andrea Palma, Giuseppe Pitrè, Rodo Santoro, Pino Caruso fino a tutti i direttori artistici e le aziende produttrici dei Festini dagli anni Novanta in poi. Ognuno di questi ha in qualche modo re-inventato la tradizione, anche quando sulla carta si proponeva un ritorno ad essa.
– La “tecnologia” è tradizionalmente parte integrante del Festino. Apparati effimeri, macchine sceniche, fontane pirotecniche galleggianti, mezzi di sospensione degli acrobati, sono una costante in quattrocento anni di Festino. Ogni epoca ha dispiegato nel Festino, in onore al suo carattere fortemente barocco e spettacolare, tutto ciò che di più avanzato la tecnologia del tempo poteva offrire per stupire il pubblico.
– Molte delle cose che consideriamo “tradizionali” del Festino, le tappe, il percorso, i giochi pirotecnici, il corteo notturno sono in realtà invenzioni relativamente recenti, nella maggior parte dei casi risalenti agli anni Novanta del Novecento.
Non tradire il Festino significa quindi seguire questa tradizione. Ovvero rispettare il suo essere “la” festa della città, rifuggire il minimalismo, coinvolgere le migliori intelligenze artistiche e culturali cittadine, provare a stupire con soluzioni nuove, o comunque sperimentare nuove forme di racconto, seguire il canone quando è funzionale alla narrazione, innovare quando la narrazione lo richiede. Esattamente ciò che abbiamo cercato di fare nel 400°+1 Festino.
11. Se poteste raccontare il Festino con un simbolo solo, quale scegliereste e perché?
Il modo migliore per raccontare il Festino con una sola immagine-simbolo è sempre una foto aerea dei Quattro Canti nel momento protocollare. Il Carro, le luci, quelle quinte spettacolari e, soprattutto, l’incredibile densità della folla presente raccontano più di mille parole l’incredibile legame fra i palermitani, la loro santa, la loro città, la loro festa.